rSulla campagna londinese le ombre della sera incominciarono ad allungarsi, il sole con un ultimo guizzo tinse di rosso le nuvole, la giornata era stata calda, ma ora una leggera brezza scuoteva le cime degli alberi, e il delicato profumo dei fiori riempiva l’aria di dolci fragranze; seduti sulla ringhiera della veranda della villa vittoriana, due uomini, uno giovane sui venticinque anni, l’atro sulla sessantina, a guardarli così potevano sembrare padre e figlio, ma in realtà erano amici da un tempo indefinito, come in realtà lo era la loro età. Una stella spuntò ed entrambi la guardarono, sospirarono ripensando alla loro patria diventata ormai pulviscolo fra le stelle, era stato uno dei tanti prezzi da pagare per una battaglia lunga e dolorosa, si avevano vinto, ma le perdite erano state immense, il loro pianeta d’origine distrutto, ed erano rimasti in pochi, anzi pochissimi superstiti, “ I signori del Tempo”, ormai erano rimasti in due, e presto uno solo, e su quell’unico sarebbe gravato la responsabilità di far si che l’equilibrio dell’universo fosse mantenuto. Nessuno dei due però osò parlare, guardarono di nuovo verso il grande cancello che permetteva l’entrata alla tenuta, sopra al cancello cera la scritta “ I Signori del Tempo”; era stato l’uomo più giovane a volerlo, dicendo che in quel modo l’amico avrebbe sempre saputo dove rifugiarsi in caso di necessità, entrambi lo sapevano; ad un tratto sulla porta apparve una giovane accompagnata da un bambino di due anni, la donna non parlo il suo fu un invito silenzioso e i due la seguirono senza una parla, consumarono il pasto della sera in silenzio, poi, i due uomini tornarono a sedersi sulla ringhiera, dopo qualche istante il più giovane domandò:
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Due giorni dopo Yaris, consegnò un cofanetto di legno cesellato con la scritta l’essenza dei signori del tempo, e una lettera d’istruzioni per l’avvocato Benson.
Yaris cercò di mantenere la promessa ma le circostanze lo portarono in altre direzioni.

