venerdì 31 dicembre 2010

EDITORIALE DI FINE ANNO


L'anno che è trascorso non è stato poi così malvagio, certamente se si guarda dal punto di vista personale, certamente ha avuto i suoi alti e i suoi bassi, ma poi a pensarci bene è così tutti gli anni. In realtà se poi si guarda l'anno che è passato scopriamo che stato più disastroso che mai, basta leggere il giornale che la realtà viene subito riportata alla mente. Alluvioni, terramoti, catastrofi naturale e non. Stragi causate dalla pazzia del uomo, che non impara mai dai propri errori, l'odio che tutti negano d'avere in realtà è nascosto nelle profondita dell'anima, l'invidia, di verde tinge i cuori, e si commettano atrocità in nome di un dio. Ricordo che quando ero bambina e mi parlavano deglianni 2000, mi ripetevano che avrei vissuto in un mondo tecnologico, dove le malattie sarebbero state debbellate, che non ci sarebbero state più guerre, che tutti avremmo avuto da mangiare, che nessuno avrebbe più trattato l'atro come uno schiavo e che la giustizia sarebbe statta uguale per tutti, e che la donna sarebbe davvero stata alla pari con l'uomo. Sono passati più di trentanni ma le cose non sono cambiate, guerre fame, miserie violenze malattie ci sono ancora. ma forse l'anno che verrà tutto ciò porterà via ed davvero avremmo un mondo più sereno.

A TUTTI QUELLI CHE LEGGERANNO AUGURI DI UN ANNO FELICE E SERENO.

Kahlil Gibran, Sull'Amicizia

sabato 27 novembre 2010

SOGNI DI FATA


Sono una fata che ha lasciato il bosco incantato, sono cresciuta per vivere in un mondo che lentamente sta morendo. Nel mondo da cui io provengo la fantasia è la regina, le creature delle fiabe si mescolano creando nuove storie per essere raccontate, ma poche di esse riescono a raggiungere questo mondo. I bambini non hanno più fantasia o quasi, e gli adulti sono troppo presi dal rincorrere il benessere dato dal dio denaro, dimenticando che anche lo spirito ha bisogno di essere nutrito per un benessere completo. Io che non ho dimenticato la mia vita da fata, e ricordo quando volavo da un fiore all'altro, quando con le mie sorelle fatine ci rincorrevamo volando nel cielo, e gicavamo con gli animali del bosco incantato, ogni una di noi avevamo grandi poteri, ma ogniuna di noi ne aveva uno speciale, il mio era di raccontare fiabe e storie. Di notte quando tutti dormivano, io attrversavo la porta della fantasia, sussurravo poi le fiabe ai grandi in modo che essi le raccontassero ai piccoli, ma poi con il tempo i grandi hanno chiuso la porta dei sogni e io non ho più potuto sussurrare loro le fantastiche storie di fate, gnomi e maghi, ora provo a scriverle nella speranza che qualche adulto le legga e che la sua porta della fantasia si dischiuda in modo che le fiabe entino e toccano il suo cuore, che possa poi raccontarle ai bambini, così quando tornerò nel mio mondo forse potrò ancora attraversare la magica porta e sussurrare a una mamma, ah un papà e ai nonni mille fiabe per i loro piccoli, che le sognerano felici nei loro lettini.

questo è il sogno di una fata diventata donna e che crede ancora nei sogni e nei desideri, poiché entrambi sono fatti della stessa sostanza.

Mrzia ornofoli

FOGLIE DI PIETRA

Ho camminato in deserti di ghiaccio.
Foglie di pietra segnano il sentiero antico.
Migliaia di scarpe e sandali si sono consumate,
infrangendo confini,
infrangendo tabù.
Nei cieli sconfinati ho volato come un'aquila,
predando ingnari pensieri che galleggiano nell'aria-
Ho respirato l'odore acre del fumo di camini,
piangendo lacrime di cenere,
sugli altopiani dai fiumiciattoli mormoranti.
Ho ascoltato antichi cantori con le loro ballate,
con pennelli immaginari
ho disegnato Paesaggi di pace,
dove fiori immacolatio s'innalzano
al cielo azzurro.
I sentieri di foglie di pietra segnano,
il mio cammino nei deserti di ghiaccio.
MARZIA ORNOFOLI
29/10/10

Eugenio Montale - Ho sceso, dandoti il braccio

Teorema - Marco Ferradini

domenica 14 novembre 2010

Mina Buonanotte buonanotte

PERCHE' GOCCE D'ANIMA?


Perché gocce d'anima?

Una domanda che mi è stata posta da diverse persone, non è semplice decidere il titolo per un libro, ho anche di una sempice poesia. Dichiarare una poesia semplice è un po' azzardato, la poesia non è mai semplice, perché la poesia è un piccolo specchio sulla parte più nascosta di un poeta, l'anima. L'anima è il vero io di un'essere umano, la parte esteriore non mostra mai l'io di una persona, l'anima è la parte che fa amare, odiare, gioire, ratristare, emozionare, ma per fare ciò bisogna ascoltarla; pochi hanno il coraggio di ascoltare ciò che dice, in un periodo che l'esteriorità è più importante di ciò che conta, l'anima si dibatte in un malessere generale, ma rimane rinchiusa senza potersi esprimere completamente. Il poeta di rado lascia crollare la corazza che lo circonda, mostrarsi un persona sensibile attenta alle dificoltà altrui, o che desidera un mondo migliore dove poter vivere con i propri figli, che si emozona davanti un fiore appena sbocciato e al dolce sorriso di un bambino, viene considerato un inguaribile romantico, come se fosse affetto da una malattia incurabile, e che accetti che la vita non è avvota da una nuvola rosa, costoro non si rendono conto che chi è così sensibile sa perfettamente che la vita non è tutta rosa e fiori, ma che il loro modo di viverla li aiuta ad andare avanti più serenamente possibile. Il poeta, che forseè una delle persone piùsensibili e lascia aperta la porta dell'anima alle tematiche della vita, ha un modo solo per espimere i tormenti, le gioie, alla sofferenza alle sensazioni di meraviglia che la vita da, ed è quello di scrivere lo fa attraverso la poesia: poesia che proviene dal profondo dell'anima del poeta, gocce infinite di un anima che ama la vita in ogni suo aspetto, per questo io considero le mie poesie gocce della mia anima, che mostrano una piccola ma importante parte di me, ed è per questo che è nato GOCCE D'ANIMA.

Pablo Neruda "Se tu mi dimentichi"

venerdì 5 novembre 2010

POESIA (lettura di ottava categoria) sfogo


Qualche giorno fa sono entrata in una libreria, e sono rimasta sorpresa, la libreria era suddivisa in tanti reparti, niente di straordinario, ho cominciato a leggere i cartellini che indicavano i vari argomenti: romanzi d'avventura, storici, saggistica, guide turistiche, fiabe, fantasy, e una marea di libri di cucina, ma nessun cartellino indicava la sezione delle poesie, perplessa domandai dove fosse la sezione poesia, e lei tranquillamente mi ha indicato un angolo con un mobiletto di sette scafali, sono rimasta sconvolta, come è possibile che con tutti i poeti che ci sono stati e che ci sono, la sezione fosse solo di sette scaffali. Ho comprato un libro e poi sono uscita, da quel momento non ho fatto altro che pensare all'assurdità, mi aspettavo di trovare una sezione fornita, e invece ho scoperto amaramente che la poesia è una lettura di ottava categoria, gia proprio così, viene persino battuta dall ricette della Clerici. Ho espresso queste perplessità a una amica, che oltre tutto è anche una bibiotecaria, sospirando ha affermato, gli italiani sono un popolo che legge poco, e la poesia non viene compresa da pochissime persone si avvicinano alla poesia, e non solo ho amche scoperto che molti che amano la poesia e che scrivono, non ne parlano perchè hanno paura di non essere compresi, questo però lo capisco, avvolte non è facile parlarne con le persone che ti stanno a canto, non parlo dei famigliari, ma dei luoghi di lavoro. Io personalmente ne ho parlato con i colleghi solo quando ormai il mio libro di poesie è stato pubblicato, imparte avevo anche ragione, e forse è anche per questo che la poesia non viene considerata, chissà forse un giorno tutto questo cambierà, per quanto mi riguarda continuerò a scrivere poesie perché in esse c'è una parte di me.

MARZIA ORNOFOLI

GOCCE D'ANIMA

IL SILENZIO DELL'ANIMA

MI PIACI QUANDO TACI.... di Neruda

martedì 14 settembre 2010

ALLA RICERCA D'IVONNE


CAPITOLO1

10/GENNAIO/1780 ITALIA
Il paese è avvolto nella fitta nebbia, il silenzio della notte è rotto dal latrato di un cane e dagli zoccoli dei cavalli che trainano una carrozza. La carrozza si ferma davanti alla grande chiesa del cinquecento, ne scende una donna avvolta da un mantello bianco, solleva il cappuccio per coprire il volto, si guarda attorno furtiva, ma nella piazza c’è solo lei, bussa tre colpi al grande portone della chiesa. La porticina cigolando viene aperta, la donna entra velocemente e ancora una volta si guardò attorno, ma c’erano solo lei e il parroco. In silenzio la donna estrae da sotto il mantello un piccolo scrigno di legno intarsiato, sui lati piccoli angeli si rincorrono, sul coperchio invece un leone con una spada fra le zampe, lentamente le delicate dita della donna fanno scattare la chiusura del piccolo scrigno, uno scomparto segreto s’apre e un bagliore rosso brilla sotto alla pallida luce delle candele. Le dita s’intrecciano nella catena dorata dove un rubino a forma cuore, il parroco annuì, la donna rimise il gioiello nel piccolo scrigno e dopo d’averlo chiuso lo consegno al parroco, sussurrando:
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Il parroco annuì e insieme alla donna nascose il prezioso scrigno, poi accompagno la donna alla carrozza, la quale vi salì rapidamente, i cavalli partirono al galoppo e la carrozza e la donna scomparvero nella nebbia della notte.
10/GENAIO/2010
La piccola utilitaria parcheggio sul lato sinistro della piazza, di fronte il comune e la chiesa separati da una via, la giovane donna scese e sospirò, pochi giorni prima aveva nevicato, ma ora sembrava che non fosse accaduto nulla, ma faceva freddo e per proteggersi sollevò il cappuccio e si diresse dentro al bar, consumò una veloce colazione poi uscì, ma prima di dirigersi verso l’auto guardò la chiesa, fin da bambina ogni volta che la guardava, una parte di lei le sussurrava che la basilica custodiva qualcosa di molto prezioso per lei, scosse il capo e salì in macchina e si diresse verso la grande città, non immaginando che quella sera la sua vita sarebbe stravolta da un passato lontano.

giovedì 24 giugno 2010