venerdì 30 novembre 2012

venerdì 21 settembre 2012

La tessala Laodamia saluta il suo tessalo sposo, mi dicono che non puoi tornare perché trattenuto dal vento. Ma dov’era quel vento, il giorno in cui ci siamo lasciati? Allora sì che avrebbe dovuto spirare e il mare sollevare i suoi flutti impietosi per impedire a te di partire! Avrei potuto darti più baci e forse ti avrei fatto più raccomandazioni. E invece quel vento, così amico dei marinai e così nemico degli amanti, ti portò via da me. Finché riuscii a vedere il tuo bel viso mi piacque guardare, e quando non vidi più la tua figura a poppa della nave guardai le vele, e quando non vidi più le vele, guardai il mare. Poi all’improvviso mi si piegarono le ginocchia e caddi riversa sulla spiaggia. Invano cercarono di rianimarmi bagnandomi la fronte con l’acqua fredda del mare. Come tornò la coscienza, così tornò il dolore: ti avevo perso per sempre. Ora non voglio più pettinarmi, né mi piace più indossare vesti dorate. D’altra parte, mi chiedo, per chi dovrei farmi bella, ora che non ci sei più tu a guardare? E come potrei farmi acconciare i capelli, sapendo che tu hai in testa un elmo di ferro? Passo le giornate vagando per la casa, giro di qua e di là senza meta, vado lì dove mi spinge il delirio. Che maledetto tu sia, o Paride, che tanti danni hai recato alla povera gente! E che maledetto tu sia, o Melenao, che per riportare a casa una sola donna ne hai fatto piangere mille! Ma più di tutti temo quel tale che si chiama Ettore, lascia che sia Menelao ad affrontarlo: lui ha buone ragioni per farlo. È a lui e non a te che è stata portata via la sua sposa. Che gli altri, insomma, facciano la guerra, e che il mio Protesilao faccia l’amore! Quando uscisti di casa inciampasti, e per me questo è un cattivo presagio. Te lo ricordo perché tu possa avere riguardo per te stesso. Non essere troppo impetuoso in battaglia. Ma non basta: fa sì che tra le mille navi che sbarcheranno a Troia la tua sia la millesima, e una cosa ti chiedo più di tutte: scendi per ultimo. Sia quando Febo è alto nel cielo, sia quando si nasconde, io ti penso. Ma soprattutto è la notte che soffro. Per noi donne la notte è dolce se posiamo il capo sul petto dell’uomo amato. Un letto solitario, invece, è sgomento. A volte mi chiedo perché esista la guerra. Dove correte? Perché non tornate ognuno a casa vostra? Può essere che il comportamento di una sola persona possa generare tanto dolore? Invidio le donne troiane: loro, almeno, possono aiutare i loro uomini a indossare le armature, e quando, la sera, li vedono tornare dalla battaglia, aiutarli a togliersi l’elmo per poi coprirli di baci. Gli uomini troiani, poi, sapendo che le loro donne sono lì sulle mura a guardarli, combatteranno certo con maggiore prudenza. Fa come loro, amor mio, e ricordati che, se davvero mi ami, devi avere cura di te. Sappi, infine, che ho di te un’immagine in cera. Senza di lei, ormai, non saprei più vivere. Potessi darle la voce, avrei di nuovo qui Protesilao. Io la guardo ogni notte e me la stringo al petto. E ora chiuderò questa lettera con un ultimo monito: se hai cura di me, amore mio, abbi cura di te. Tua Laodamia

mercoledì 12 settembre 2012

RABBIA IMPOTENZA

RABBIA IMPOTENZA Rabbia e impotenza ci accompagnano, eppure sono trascorsi mesi, ma basta poco a ricordare. Una crepa sul muro di una casa, una transenna che impedisce il passaggio, e il ricordo di quella mattina torna, divampa come una fiamma che cova sotto la cenere. Portare avanti il lavoro pensando ad altro, le comunicazioni interrotte, e chiedi “E loro come stanno”… L’impotenza si impadronisce dell’anima, avanti devi andare avanti questo conta. Resistere, si resistere fino alle ore che competono il turno, e poi… e poi si saprà, no, non si saprà un bel nulla, non importa se i telefoni funzionano e ai sentito le loro voci, voi vederli con i tuoi occhi, resti li il dovere innanzi tutto. All’improvviso la rabbia arriva, perché nonostante che si è compiuto quel dovere qualcuno ti dice che sei stata stupida; stupida a rimanere al tuo posto, ma dovevi semplicemente andartene fregartene. La rabbia e l’impotenza si mescolano, mentre il nastro d’asfalto si snoda davanti a te, non puoi farci nulla puoi solo cercare d’andare avanti. La rabbia e l’impotenza ci accompagnano, eppure sono trascorsi mesi, ma basta poco a ricordare. 11/09/12 MARZIA ORNOFOLI

LE DUE BABELI

LE DUE BABELI Nel cielo grigio di settembre, mi sono svegliata, ho aperto gli occhi, con il sole d’agosto che brilla, riscalda i giorni lontani. La fragilità dell’animo umano, tremava nelle sferzate del vento. Il tempo senza fine ha bruciato, ha prosciugato fiumi, e come lava del vulcano spento, ha scatenato lava incandescente. Urla di fanatismo che si uniscono, a grida di terrore, a preghiere che rendono grazia, per anime bruciate nel rombo dei motori, rogo di due babeli che si sgretolano nel fumo e di macerie. Sguardi smarriti, lacrime senza tempo, hanno inondato il mondo, trasparenze candori di veli, volteggiano sfiorando, nuvole bianche, come le piume di un angelo, caduto negli abissi, di vortici nebbie perdute, respiri d’amore e d’eternità. MARZIA ORNOFOLI 12/09/10

domenica 19 agosto 2012

RIFLESSIONI SULL'IO

RIFLESSIONI SULL'IO

Avvolte si apre un occhio invisibile che scruta dentro di noi. quell'occhio appartiene all'io più profondo, ti guarda e in esso c'è una domanda essenziale: "Chi sei, cosa ti spinge a vivere?" Ci potrebbero essere molte risposte, ma personalmente perché credo che la vita è bella, anche quando si fa dura. Arrendersi non è mai la soluzione, se hai qualcosa dentro di te che ti rende speciale usala come scudo. il mio scudo è la fantasia e la scrittura, con esse descrivo luoghi fantastici e invento personaggi. In questi giorni l'occhio si è aperto, e nel suo sguardo vi era una domanda nuova: "Perché i tuoi personaggi ti assomigliono?". Sono rimasta a guardare lo schermo del computer perplessa e incerta, fino a quel momento non avevo mai realizato quanto i miei personaggi, anche se invetati, o di sesso opposto, mi assomigliassero, rileggendo le avventure create per loro ho capito; ho capito che attraverso loro io realizzo i miei sogni. Volare fra stelle e pianeti sconosciuti, navigare su mari e oceani infiniti, essere forte abbastanza di decidere quale strada percorrere e poter aver ogni soluzione, certo è solo un sogno. Eppure la forza che loro hanno è anche la mia, la fragilità che avvolte dimostrano nelle loro paure più recondite sono le mie. Essi però hanno un vantaggio cè qualcuno che gli risolve tutti i problemi, e la cosa buffa è che sono io, ma non importa perché continuerò a scrivere e a creare personaggi che mi assomigleranno, e io attraverso loro mi analizzero scrutando qull'io più nascosto. L'occhio si è chiuso poiché ha avuto una risposta, naturalmente so che un giorno si riaprirà forse con una nuova domanda, o con alcune vecchie a cui non ho voluto e ancora non voglo dare risposta

  LA POERTA DELLA FANTASIA



Voi

Voi che bussate alla porta della mia fantasia ,

per raccontarmi le vostre storie,

storie di incredibili avventure,

di grandi amori,

e di fiabe incantate.

Voi

Voi che avete l’aspetto,

ora di un affascinate re di mondi lontani,

ora di una dottoressa di un grande ospedale,

ora di una cenerentola moderna,

oppure ancora di un re che si trasforma in un uccello per amore,

e ancora in una fata pronta raccontarmi la sua storia.

Quanti ancora busseranno alla porta,

e io riuscirò a scriverle tutte ?>>.

Mentre questa domanda diventa più insistente,

qualcuno già sta bussando alla porta,

alla porta della fantasia.

MARZIA ORNOFOLI


mercoledì 30 maggio 2012

FRA LE STRADE DI UN PAESE FERITO

Ieri 29/05/12 un'altra scossa di terremoto ha colpito il paese, facendo forse più paura di quella avvenuta il 20/05/12, perché? perché la prima scossa è avvenuta di notte quando la gente era a dormire, perciò si è resa conto lentamente ciò che avveniva. Invece quella d'ieri è avvenuta di giorno quando la gente era ormai sveglia, e quindi ben conscia di ciò che accadeva. Oggi, il giorno dopo, a mio avviso è stato anche più devastante, camminare fra le vie del paese e sentirsi svuotati come se l'incubo della notte perdurasse anche di giorno. La gente smarrita cerca di raggiungere la piazza, luogo di aggregazione per l'eccelenza ma viene fermata o deviata su strade secondarie. Ma lo smarrimento continua anche quando s'icontra un amica, perché guardandola negli occhi ti accorgi che ha il tuo stesso smarrimento, ci si abbraccia silenziosamente, perché non servano parole per quantificare la paura. Insieme si riprende a camminare e all'improviso come uno schiaffo dato all'improviso, anche se lo avevi sentito sussurrare, ti accorgi che i simboli del paese sono stati danneggiati. La cupola della chiesa è caduta sopra l'altare, il teatro comunale, situato nel palazzo comunale, orgoglio, cittadino, restaurato da poco a crepe, e non si sa quando riaprirà, la piazzetta delle catene, chiamata così perché vi erano catene dove un tempo venivano legati animali e masnadieri, tutti simboli di un paese ormai ferito, Ma i due simboli di maggior importanza per il paese, la chiesa e una parte del comune sono chiusi, e la gente si sente persa, il centro del paese, la piazza. La piazza anima del paese, abbia una ferita profonda,come quella dei suoi abitanti, che forse solo il tempo può rimarginare con il suo scorrere.

martedì 24 aprile 2012

LA SIGNORA DEL TEMPO 3 (ORIGINI)

ORIGINI


Linda Braun era seduta sul divanetto a due piazze, nello studio dell’avocato di famiglia, e si guardava attorno, curiosa come tutti i bambini della sua età. Guardò l’uomo dietro alla scrivania, intento a sistemare delle carte, poi guardò i nonni, Carlos e Magda, il prozio Giosef, poi guardò alla sua destra. Seduto accanto a lei, cera il papà e lo zio Jemes, alla sua sinistra seduta sul bracciolo del divanetto, c’era la zia Luce, in quel momento stava guardando fuori dalla finestra assorta in quei pensieri, che la facevano sempre sembrare lontano dal luogo in cui era realmente. Per la piccola Linda la zia era il fulcro della sua esistenza, poiché ricopriva quel ruolo che aspetterebbe a una madre, e questo accadeva perché la sua mamma era morta dandola alla luce. Il giorno precedente vi era stato il funerale di Ronald Braun, l’uomo era morto a quasi cent’anni, a dare l’estremo saluto all’uomo vi era molta gente, e fra quelle persone la giovane aveva sperato di vedere l’uomo che quattro anni prima le aveva chiesto di partire con lui, ma non era riuscita a vederlo, anche se ne aveva sentita la presenza. Luce aveva ragione l’uomo c’era, ed era lì non solo per dare l’ultimo saluto all’amico, un tempo, ma soprattutto per vedere lei, ma quando, Linda le si era avvicinata mettendo la sua manina in quella della zia, l’uomo si era sentito come pugnalare al cuore, aveva preferito andarsene, convinto che la giovane si fosse dimenticata di lui. Finalmente l’avvocato cominciò con la lettura del testamento, sostanzialmente le cose rimasero com’erano ormai da qualche tempo: Carlos e Giosef, insieme al giovane Ronald, si sarebbero occupati del ramo principale dell’azienda della famiglia, mentre Jemes e Luce si sarebbero occupati del ramo dell’editoria, della fondazione, e altre attività secondarie, inoltre l’uomo aveva creato un fondo fiduciario intestato nome di Linda, il quale doveva essere gestito dal padre e dalla zia, e in fine aveva lasciato la tenuta “I Signori del Tempo” a sua nipote Luce, tutto ciò che era all’interno della recinzione, e tutto ciò che era dentro la casa, a quel punto la lettura del testamento era conclusa, Magda era soddisfatta, anche se avrebbe voluto che la tenuta fosse stata lasciata al marito, perché voleva convincerlo a vendere la proprietà terriera, ora sapeva che doveva trovare il modo di convincere la figlia, cosa assai ardua, ma sperava di far leva sul fatto che la ragazza sentisse molto la mancanza del nonno e si volesse allontanare dal luogo dove egli era morto, quindi cercando di essere più dolce possibile disse.

"Luce cara, dobbiamo parlare della tenuta e…".

"Non c’è nulla da parlare, quella e casa mia perciò io resto là", troncando la conversazione sul nascere.

La madre stava per controbattere ma l’avocato invitò Luce a seguirlo in un’altra stanza, Magda cercò di seguire la figlia ma non le fu permesso, solo Linda riuscì a infilarsi al seguito della zia. L’ufficio era circa come l’altro, pareti bianche con riproduzioni di quadri famosi, divanetto sedie in stile vittoriano, dietro alla scrivania un uomo sull’ottantina d’anni, appena vide la giovane si alzò salutandola.

"My Lady, mi permetta di presentarle ancora una volta le mie condoglianze, per la perdita da lei subita".

"La ringrazio, signor Benson, ma vogliamo venire al dunque, perché mi ha mandato questa convocazione per oggi?".

"Per rispettare una disposizione di vostro nonno".

"Capisco, ma perché non parlarne durante la lettura del testamento?".

"Perché riguarda solo voi, inoltre c’è stata consegnata quasi sessant’anni fa, quando io ero un giovane avvocato e affiancavo mio padre".

"Signor Benson, lei mi sta dicendo che mio nonno vi ha dato delle disposizioni che mi riguardano ancor prima di sapere che sarei nata?".

"Esattamente, se vuole, posso mostrarle la lettera in cui suo nonno ci dava le disposizioni, sono certo che riconoscerà la calligrafia di suo nonno", l’uomo estrasse dalla tasca un foglio ingiallito dal tempo e lo porse alla ragazza che lo lesse rapidamente, riconoscendo la scrittura del nonno, quindi domandò ancora indicando l’oggetto sulla scrivania, che affascinava tanto Linda:

"Questo è il cofanetto che vi è stato dato in consegna dal signor Smith?".

"Sì, ora la lasciamo così potrà guardare il suo contenuto, in tutta tranquillità".

"Sapete cosa contiene?".

"Non completamente, quando lo abbiamo aperto, è stato solo per prendere il piccolo medaglione che lei porta al collo in questo momento, per consegnarlo a suo nonno, poi avevamo solo il compito di consegnarle l’oggetto oggi".

Luce avrebbe voluto fare altre domande, ma sentiva che non avrebbe ottenuto altre risposte, perciò si limitò a ringraziare i due uomini i quali la lasciarono sola con la nipotina nella stanza, che a quel punto le fece notare che il disegno inciso sul coperchio del cofanetto era identico, al medaglione che portava al collo. La ragazza le diede ragione, e poi aprì lo scrigno, al suo interno vi trovò, una lettera, di suo nonno indirizzata a lei nella quale egli scriveva.

31/03/1939

Mia dolcissima Luce, mi rendo conto che sei sorpresa, ti chiederai come faccio a sapere di te, perché come te ho il dono dello sguardo lontano. In questo momento mentre scrivo questa lettera, ho ancora in me tutte le qualità di un signore del tempo. Ora ti starai domandando chi sono i signori del tempo, cosa fanno e così via, spiegartelo nella lettera sarebbe troppo lungo e complicato, quindi io e tua nonna, abbiamo pensato di inserirlo in un dvd che però dovrai guardare solo quando sarai nel mio, anzi nel tuo studio di casa, non permettere a nessuno di guardarlo, solo tu comprenderai ciò che sentirai e vedrai, il resto del contenuto del cofanetto ti sarà spiegato nel dischetto.

Con tutto l’amore nonno Ronald.

Ripiegò la lettera, dopo d’averla letta almeno tre volte, guardò comunque gli oggetti all’interno dello scrigno, vi erano: una chiave, un dischetto dvd, e coperti da un telo nero, un medaglione e un orologio che sfavillavano e la turbavano. Luce ripose tutto nello scrigno e mise quest’ultimo nella borsa e lei e Linda raggiunsero la famiglia al ristorante. Sua madre la tempestò di domande, ma lei l’eluse tutte, poi sua madre tornò alla carica con la vendita della tenuta, impazientita la ragazza dichiarò apertamente che la vendita della tenuta era fuori discussione. Irritata, si alzò dicendo al fratello maggiore che lei tornava a casa con un taxi mentre lui la bambina potevano restare, Linda saltò giù dalla sedia dichiarando che sarebbe tornata con lei, e così fece anche Ronald e a loro si unì anche Jemes, una volta tornata Luce si chiuse nello studio, dicendo di non voler essere disturbata. Luce prese in mano di nuovo il cofanetto e prese il dischetto, sorrise all’idea che stava per guardare un dvd vecchio più di sessant’anni, lo inserì nel dvd e accese la tv, immediatamente sullo schermo apparve il volto sorridente di suo nonno la sua voce irruppe nella stanza dicendo:

"Ciao Luce, dolce nipotina, scommetto che stai pensando tutto ciò è uno scherzo, be’ non lo è, spero che tu sia seduta, perché ti racconterò chi sono i signori del tempo, e perché tu sei destinata a diventare una di loro. Tutto è cominciato molti secoli fa quando i signori del tempo erano i custodi delle leggi che regolano il tempo e lo spazio, ogni cosa deve avvenire nel tempo prestabilito, nessuno può anticipare o posticipare un evento. Però questo potere corruppe molti del consiglio dei signori del tempo, così cominciò una guerra fra chi voleva stravolgere l’universo e chi cercava di mantenerlo. Un’altra specie esseri cercò d’approfittarne, i signori del tempo dovettero mettere da parte la loro disputa, e infuriò un lungo conflitto, ci furono molte perdite tra entrambe parti. Quando ci fu un momento di pausa invece di trovare una soluzione pacifica, i signori del tempo che avevano cercato di cambiare l’equilibrio dell’universo attaccarono l’altro popolo, che a quel punto cercarono un altro momento dello spazio tempo per distruggere i signori del tempo, insomma, l’equilibrio fu spezzato in più punti nel tempo, allora l’altra fazione dei signori del tempo prese una decisione notevole, imprigionare i due mondi nel vortice del tempo. I signori del tempo che attuarono il piano di attivare il vortice sapevano che era azzardato, che rischiavano di essere travolti anche loro spirale tempo, ma non avevano altra scelta, l’equilibrio doveva essere mantenuto. Ma non volevano sterminare i due popoli, così con il dolore che straziava loro i due cuori, attivarono il vortice, come avevano previsto i due mondi, furono imprigionati, molti di loro perirono o furono dispersi nelle crepe del tempo che si aprirono e si richiusero subito, rimasero in pochi. Luce ora ti chiederai cosa centra con te tutto questo? Perché fra quei pochi ceravamo anch’io e tua nonna, a dire il vero siamo stati molto fortunati, la macchina del tempo di tua nonna era stata completamente distrutta, se il mio amico Yaris non l’avesse tele trasportata nella sua macchina del tempo, sarebbe morta. In seguito viaggiando abbiamo scoperto che in pratica eravamo rimasti in tre, quando però tua nonna rimase incinta di tuo padre abbiamo deciso di rinunciare ai nostri poteri, abbiamo cercato un luogo adatto, e in fine abbiamo trovato la terra, dopo d’aver viaggiato nelle sue epoche abbiamo scelto gli anni trenta, nel frattempo tuo padre era nato, l’anno che scegliemmo fu il 1939, in questo modo il nostro futuro sarebbe stato garantito. Luce ti starai ancora domandando perché abbiamo deciso di raccontarti tutta questa storia? Perché la sera prima d’imprigionare i nostri poteri ti ho visto, eri insieme a Yaris, voi eravate diventati una coppia di signori del tempo, molto potente, e…", il nonno di Luce continuo ancora spiegandole che cosa fossero gli oggetti nel cofanetto, e come aveva salvato il gene della loro stirpe e come lo aveva risvegliato in lei con il piccolo medaglione che richiudeva l’essenza di suo padre. Cosa le sarebbe accaduto se avesse accettato il suo destino, e quanta conoscenza sarebbe stata dentro di lei, l’ultima frase di suo nonno fu. "Ora sta a te decidere d’accettare il destino che ti è stato assegnato, per quanto riguarda Yaris è una questione che riguarda solo voi due, ma ti ricordo che l’equilibrio va ripristinato, è troppo tempo che c’è solo un signore del tempo, per tutte le creature, l’equilibrio è rinchiuso tra la parte maschile e quella femminile, lo è anche per i signori del tempo, ma io so che farai la cosa giusta".

Il dvd si spense e la stanza tornò silenziosa, mentre Luce si sentiva completamente sconvolta, ma allo stesso tempo eccitata, ora aveva finalmente capito il significato delle immagini che aveva visto quattro anni prima nel guardare negli occhi il signore del tempo.

giovedì 12 aprile 2012

NEL VECCHIO BAULE

NEL VECCHIO BAULE




I ricordi si sfogliano,

come le pagine ingiallite

di un vecchio libro.



Piccolo baule marrone,

in una buia cantina,

la polvere si è unita

ai graffi del tempo.



Contenuto carico di perché,

di speranze di una bambina,

di una adolescente

che ancora sopravvive

nella donna d’adesso.



Vecchi libri di scuola,

carichi di annotazioni,

ricerche su antichi popoli,

in quadernoni con le anele di metallo,

le prime poesie scritte

sul diario di Candy Candy.



Un piccolissimo vocabolario,

dalla copertina rossa,

un piccolo malconcio

vangelo per ragazzi,

la biro dai sette colori,

vecchi quaderni

con la copertina

di Sandokan, il Corsaro Nero,

e della graziosa bambina,

dall’aspetto un po’ retrò.



Nelle pagine dei libri,

nelle pagine dei diari,

nelle pagine dei quaderni

ricordi che si sfogliano

come le pagine ingiallite

di un vecchio libro.

12/04/12 MARZIA ORNOFOLI

domenica 8 aprile 2012

PASQUA

PASQUA




Tre donne camminano sul sentiero,

una ancora piange quel figlio

morto sulla croce per gli uomini.



Tre soldati tramortiti,

una tomba vuota,

e dopo tre giorni risorgerà.



Una tomba vuota,

un batter d’ali,

una colomba bianca,

un ramoscello d’ulivo,

una campana risuona

annuncia l’evento

il Cristo risorto

siede alla destra del padre.



Il Cristo risorto,

incontrò gli apostoli

e disse loro:

“Andate e annunciate la mia parola,

di pace fra gli uomini

di serenità nei cuori

di te loro che Il cristo è nato è morto per loro.

Dite loro: che un giorno tornerò.

Dite loro: beati quelli che crederanno senza vedere.

Dite loro: che un giorno saranno seduti alla mensa del signore.

Dite loro: che il Cristo risorto siede alla destra del padre.

Andate e annunciate la mia parola,

di pace fra gli uomini,

di serenità nei cuori.”



Racconto antico,

rinnovato ancora oggi,

nella fede e nella parola

del Signore nostro Gesù.

08/04/12

MARZIA ORNOFOLI





venerdì 6 aprile 2012

OSPEDALE O LABIRINTO DI MINOTAURO

Avvolte capitano cose un po' strane. Domenica 1°Aprile a me ne è capitata una veramente strana, ho dovuto portare mio padre in ospedale. questo ospedale si trova in un paese chiamato Baggiovara im provincia di Modena, poichè doveva essere operato allostomaco, l'operazione a cui doveva essere sotoposto si eseguiva solo in quell'ospedale. Una volta arrivati mi aspetavo il solito ospedale di paese, invece a guardarlo sembra un grannde centro comerciale, all'americana, essendo il 1° Aprile ho pensato ecco ci siamo ci hanno fatto il classico pesce di aAprile, e invece non era così. Sui lati dell'entrata ci sono negozi, il bar ristorante, edicola, sanitaria, e così via. Allinterno sembra di entrare in una grande sala conferenze, e al centro l'ufficio informazioni. Ma il bello viene adeso una volta che chiedi di arrivare in un reparto ti devi preparare a percorre lunghi corridoi, solo per arrivare agli assensori, e percorrene altre tanti per arrivare al reparto che ti interessa, sempre che non conosce l'ospedale, ma anche in quel caso se sbagli porta sei nei guai, insomma un vero e proprio labirito del minotauro, con l'unica diferenza che uno è un labirinto dove ti curano e ti mettano a nuovo, mentre l'altro nasconde una creatura mitologica.

mercoledì 4 aprile 2012

ESTREMISMO IN GENERALE RIFLESSIONI


ESTREMISMO IN GENERALE

Io, mi ritengo una persona aperta, che cerca in ogni modo di non giudicare le persone che incontra. Penso che ogni uno di noi debba vivere la vita nel modo più opportuno, insomma  il mio motto è "vivi e lascia vivere". Ma avvolte diventa quasi impossibile non riflettere su alcune cose, specialmente vivendo ogni giorno a contato con la gente. Il mio lavoro mi porta a confrontarmi con molte persone, io cerco sempre d'essere obbiettiva, ma non sempre ci riesco soprattuto quando si tratta di "estremismo", e credetemi non parlo solo di quello religioso, perché l'estremismo lo si può incontrare su ogni argomento.Cominciamo comunque da quello che si conosce meglio. Oggi va tanto di moda la parola razzismo, il quale c'è sempre stato, sapiamo bene cosa può portare l'odio legato ad esso. Eppure ora si usa la parola razzismo così come il buongiorno che si da al mattino quando incontri un conoscente, già perché basta che tu non sia d'accordo ed ecco che sei razista, questo è solo un piccolo esempio di come una parola dal significato forte venga usata impropiamente. Ora che il mondo sta diventando sempre più globale, e le razze si mescolono, cosa che è sempre accaduta; ecco la parola "razze o razza" che vol dire? non siamo tutti esseri umani, se vuoi puoi uasare la parola razza per indicare la specie, allora sono d'accordo, ma per indicare la provenienza di una persona la trovo ingiusta. La pigmentazione della pelle è solo il risultato di una voluzione mirata alla sopravivanza in un luogo, la pelle si addatta di conseguenza al climatizazione di un luogo, non certo al fatto che non si sia umani. Ma su questo si sono fatte guerre di religione e non. L'estremismo era questo l'argomento iniziale, ho riscontrato che avvolte non sembra che ci sia, ma invece c'è: io ho due colleghi vegeteriani, nulla da dire, uno non mangia carne ne pesce, ma, c'è un ma, mangia i derivati, l'altro è arrivato allo stremo, e mi va anche bene, ma ecco che arriva un altro ma, guai se dici che per te sta esagerando, perché subito comincia dire che l'essere umano non capisce nulla che tratta gli animali pegio che fossero spazzatura, di andare a vede i filmati in internet di come vengo trattati gli animali, poi è saltato fuori che l'uomo era una preda e non il predatore; verissimo pienamente d'accordo, le ricerche scentifiche l'hanno dimostrato. Quando però gli ho chiesto, cosa nei secoli ha portato l'uomo a essere il più grande dei predatori? Non ha risposto, e semplicemente andato avanti, affermando che l'uomo per prima cosa è stato vegetariano, anche qui fargli capire quali sono stati i veri passaggi della vuluzione umana è un'impresa, dico che è perché ancora oggi è convinto della sua idea. Ma adesso che ci penso è un estremista su tutto, qualche settima fa sono entrata in magazzino e stava discutendo con la moglie di un collega, tra l'altro insegnante, lei cercava di spiegargli il suo punto di vista, e ciò è la diferenza tra credere in dio e credere nei sacerdoti, anche lei come me pensa che i sacerdoti siano solo il tramite per sapere ciò che dio. Inoltre gli spiegava, anzi tentava di spiegargli che in realtà la base per capire ciò che è male e ciò che bene, non viene direttamente dalla chiesa, ma dalla famiglia, che poi gli stessi principi sono anche nella chiesa, non è poi un caso. Ma lui era troppo preso nelle sue convinzioni per sentire ciò che lei diceva, e anche in questo caso e saltato su dicendo: "Si vai a vedere su internet cosa fanno i preti", alla fine lei gli ha fatto una domanda, alla quale lui deve ancora una risposta. In cunclusione lei è andata a lavorare scuotendo la testa e lui che ancora proseguiva con il suo discorso. Questi sono solo esempi su come si può riscontrare  l'estremismo, quello religioso è sicuramente il più terribile, ma anche gli altri non scherzano, non accettare un'opinione o l'idea di qualcuno diversa dalla tua può diventare estremismo. Questa è la mia opinione, ma sicuramente può essere sbagliata chissà?

mercoledì 28 marzo 2012

FOLLIE DA NEVE

Evviva,
io e i miei colleghi siamo diventati dei trattori umani. Detta così sembra che sia impazzita, ma non è così. La neve è arrivata, si può dire che la si spettava, ciò nonostante sembra che abbia messo addosso a certe persone una vera e propria nevrosi. Lavorando per un comune l'emergenza neve per me è lavoro doppio, oltre le mi sei ore contrattali se ne aggiungo altre, e fin qui ok, si sa in anticipo. Il problema e quando vogliono farti fare certi lavori: come spalare un cortile di una scuola a mano al buio, che non vedi un bel nulla, o pulire il passaggio principale di un cimitero, o pure quando ti dico di pulire un parcheggio sempre a mano. Una persona può anche chiedersi dove sta il vero problema, uno si mette li con calma, e via, ma non è così semplice, perché una volta cominciato, ti ti mandano da un'altra parte, insomma che tu finisca quasi mentre sei ancora parlando. Ma io mi domando e chiedo: perché io devo sfinirmi quando bastano cinque minuti di trattore con la spala neve. Non dico che prima non vengono le strade e la piazza del paese, ma poiché una volta sistemate le vie perché non fare due corse  rapide, una volta che il trattore a finito basta passare con il sale per sciogliere la neve ed evitare il ghiaccio, Ma sembra che dove lavoro io, più lo spieghi più non ti ascoltino, e si credo proprio che ci abbiamo scambiato per dei trattori umani. Evviva i trattori umani.

LA RISONANZA DEL TEMPO



La risonanza del tempo, una raccolta di poesie sul tempo che scorre, che congiunge santimenti forti, sogni, speranze, gioie e dolori. Essi spnandono e rimbalzano fra le epoche della vita di un individuo.
POESIE

RISONANZA DEL TEMPO


Pioggia leggera sfiora la mente,

mi lascio incantare dal canto della sirena,

e come Ulisse mi lego all’albero maestro.

Lotto contro la risonanza del tempo.

La ruota fatata dell’ evo gira,

trascina con me l’oblio,

frugando fra le pieghe dei ricordi


Canta sirena canta,

fino a strapparmi

l’ultima briciola di volontà

e negli abissi della notte

anemoni rossi di fuoco

bruciano l’anima incandescente…

… tutto risuona

nella risonanza del tempo.



SGUARDO

Ti ho guardato negli occhi,

occhi color lago di montagna,

e mi sono sentito

annegare nell’acqua chiara.

In quel momento tutto è scomparso,

sei esistita solo tu,

avrei voluto prenderti fra le braccia e…

…e portarti via da quel giardino

lontano al di là del tempo

lontano al di là dello spazio,

avrei voluto

si avrei voluto,

ma non ho potuto.

Nel tuo sguardo però…

…però nel tuo sguardo,

vi ho letto lo stesso desiderio,

e ora sei qui fra le mie braccia,

e mi sembra d’essere

al di là del tempo e dello spazio.


PIOVE

Piove

sul tappeto giallo e rosso di foglie cadute,

gocce di lacrime di un cielo cupo,

mescolate alle lacrime dei bambini.

Bambini che non odono altro che

il rimbombo dei mortai.

Piove,

sulle miserie della gente senza

speranza senza amore.

Sole, arcobaleno, speranza,

parole vanescenti per chi

non ha il cuore l'amore,

parole consistenti per chi ama la vita

e ama chi gli sta attorno,

vivi, respira ama,

anche quando,

le tue lacrime si fondo

con la pioggia.


GHIACCIO

Respiro ghiaccio della notte,

mentre il grigio giorno nasce.

Alberi spettrali con lamine pendenti

ergono nella nebulosa nebbia.

Una bandiera sventola

a mezz’asta tremante

recando omaggio

ai caduti di guerre

senza senso.

Riecheggia il passo

scandito dal batter piede

su un terreno di ghiaccio.

Le voci si mescolano tra…

Passato, presente, futuro

e le antiche orde

viaggiano lungo

la linea del tempo

incontrando nuove schiere.

Nella bruna urla silenti

vagano incerte

se farsi udire da mortal orecchio

o lasciar che solo l’udito divino

ascolti la loro antica canzon

di morte e sangue.

Il ghiaccio per una stagione

Imprigiona dimentico

di ciò che è stato

di ciò che è

di ciò che sarà.


LUNA

Luna incipriata ancora mostri volto,

mentre l’amante tuo sorge illuminando

le albe dei tempi.

I pugnali di ghiaccio si sciolgono,

nelle trasparenze cristalline.

Tu rinasci dal fuoco come

la fenice che risorge dalle sue ceneri.

Ai visto albe e tramonti sfiorare stelle pianeti

mentre il cuore in tumulto batte

allo schiocco di un bacio ardente.

Rondini di mare si rincorrono nelle ombre

degli stagni…

specchi d’acqua trasparenti

dove il loto si culla.

La luna si specchia

La sua cipria si espande nel sole

creando scia d’argento

nel canto d’amore lontano.

OSCURITÀ

Soldati di fango hanno camminato,

su sentieri di pietra

divorando anime inquiete.

Frugando in cuori di ghiaccio,

strappando le pagine scritte

nel grande libro del tempo

sconvolgendo l’ordine naturale

delle cose avvenute e quelle ancora avvenire

il fuoco divampa alimentato

dal dall’odio dei tempi.


Il fuoco divampa

incendiando gli astri

creando nuove profezie

in un ordine capovolto.

E ancora i soldati di fango

calpestano sentieri d’acqua limpida

urlando contro spiriti di luce riflessa

danzano alla luna rossa vermiglia.


All’alba di una nuova era,

la profezia della luce della quietanza

sorgerà a dare ordine fra gli specchi

e una nuova pace si fra strada nei cuori di ghiaccio

spegnendo il fuoco dell’odio

risorgendo a nuova pace

nella purezza dell’anima.

BRUCIA L’AMORE

Arde la legna nel camino,

brucia

l’anima mia

come il tuo respiro

mentre sfiora il mio collo.


Ardono di magia le lucciole,

come scintille scoppiettanti,

brucia

l’anima mia

e sulle labbra ardenti

i baci miei muoiano per accendersi.


Arde la fiamma delle candele,

sprigionando essenze di fiori e di sandalo,

brucia

l’anima mia

come le tue mani sulla pelle mia.


Ardono le stelle,

nel profondo manto della notte

brucia

l’anima mia

nel profondo desiderio di te.


Brucia

l’anima mia

infuocando il cielo

lasciando che il tempo si fermi,

in quell’attimo in cui

il grido del desiderio

si sprigiona negli occhi.


Brucia l’amore

Ardano i corpi,

al centro di quella fiamma

senza tempo.


LE NEBBIE D’AVALON

Magiche nebbie accarezzano

calanchi di colline addormentati,

l’odore del sandalo bruciato

profuma di antiche leggende.


Avvolta in quelle bianche

in spume soffici immersa

sento il dolce sussurrare di fate,

le loro parole raccontano di una terra,

magica Avalon.


La terra emerge silenziosa

dalle nebbie dove l’antico

re addormentato

aspetta il ritorno del suo cavaliere errante,

partito alla ricerca del santo Graal.


La strada la magica terra si è aperta,

percorrerla sarebbe facile,

l’indecisione e fatale,

la strada scompare rinchiusa

delle nebbie di Avalon.


Perduta la via per la magica terra

mi lascio cullare dalla dolce

spumosa nebbia del tempo.


SENZA TITOLO

Si inchina il bambù al tempo,

mentre l’onda brilla nel crescente

sorgere del sole,

dove la risacca s’infrange sulla sabbia

La nebbia respiro della terra,

foglia farfalla cullata dal vento

si posa nel silenzio sull’acqua del lago.


Orme lambite segno il passaggio

tra la notte silente e il giorno assolato.

Fiore di giglio,

di corpi allacciati

scoperti dal sole nascente.

Vela bianca richiama

antichi velieri,

racconti rinchiusi

nei sogni del signore del tempo

mentre io,

fanciulla danzo

per lui

rinchiusa

nel cuore

d’eterno infinito.


SENZA TITOLO II

Il vento scuote le chiome degli alberi,

i pensieri fugaci si legano a foglie

con fili trasparenti che come aquiloni

trasportati dal vento verso l’infinito.


Soffia ancora il vento trasportando

con se l’epoche che ormai son ricordi.

Il cielo stellato che abbiamo attraversato

ci ha visto amanti sono ormai lontane.


Fra i cuscini di stelle ho respirato

il profumo della tua pelle,

tra essi ho lasciato un dono per te.

Un cuore rosso rubino,

dove i battiti si fondono con il sussurro

di parole d’amore,

trasportate dal vento della passione.


SENZA TITOLO III

Scricchiolii di foglie secche,

portate nell’avanzare di settembre,

con colori sgargianti,

si fondo nella luce di notti silenti.


Cigolio di un cancello aperto,

il sentiero dei sogni s confonde

con lo scorre del tempo,

mescolando passato, presente, futuro.


Un canto, un batter d’ali

di una notte di mezz’estate

mentre nei sussulti del tempo

rivedo e vedo orbite

di senso compiuto.


La dove l’acqua scorre,

scivola via in un tripudio

di antichi errori di

lacrime di sangue.

Una luce divampa e…

…brucia l’oscurità

tingendo il cielo di rosso.


Mentre ancora cammino,

sul sentiero odo il richiamo,

e la si espande la vita che sorge,

che vibra, che appassiona.


SENZA TITOLO IV

Il salice piangete,

con la sua chioma

sfiora le acque placide

dello stagno.

Seduta sotto quel salice,

osservo le leggere onde

infrangersi sulla riva.

Libellule silenziose,

si librano sfiorando l’acqua,

cicale cantano una antica melodia.

Lascio libera la mente,

pensieri che s’abbandonano trasportare dell’aria,

sorvolano silenti lo spazio

per raggrupparsi nel tempo,

catturati dal pulviscolo di stelle lontane.

Ricadono qui in quest’angolo,

come lucciole

profumando d’infinita bellezza.

Allegri si rincorrono,

s’avvicinano e mi raccontano

di un viaggiatore

che solca lo spazio,

il tempo,

d’un anima inquieta,

d’un anima solitaria,

che brucia di passione ardente,

un anima che sa amare

senza paura.

Il salice si piega,

fa oscillare i suoi rami

sfiorano il mio volto

in una carezza d’eterno.


SENZA TITOLO V

Mi hai trafitto il cuore,

non la spada

era la tua arma,

ma lo sguardo.

Liberandomi

da antichi gioghi

che a un passato

doloroso mi legavano.


Respiro la pelle tua,

la bocca tua danza

con la mia,

le mani s’intrecciano,

i corpi si uniscono

in un fiore antico.


Il tempo oscuro

del dolore è finito

in un immenso cielo

tinto di nuvole bianche,

gabbiani si rincorrono

e si tuffano nella distesa

le assi di legno

scricchiolano

ma non ce ne accorgiamo

la nostra felicità

alleggia nel turbine

dell’onda spumeggiante.

ARABESCHI

Ricamare arabeschi con le parole,

orizzonti infiniti di cieli azzurri,

rondini di mare si tuffano in onde,

oceani di silenzi parlanti,

profondità d’incontri segreti,

creature dallo sguardo incantato

fra coralli graffianti.


Occhi specchi di un anima,

che ricerca il suo io

fra le pieghe del tempo.

Goccia di lacrima,

increspa il lago silente,

mentre il cigno morente

dolce nirvana,

spalanca un ultima volta le ali.


Frugare fra antichi ricordi,

il dolce avanzare dell’oggi

di un domani incerto,

speranza dell’attimo d’amore,

nella nascita di un fiore

sbocciato in quel breve sospiro.


Gli arabeschi disegnano parole

incise sui cuori feriti

nei desideri sognati

e mai realizzati.

Camminare fra di essi,

sentire il respiro sulla pelle

di chi soavemente s’illude

in un canto d’amore.


L’anima posseduta,

ultimo ma non ultimo arabesco

che l’essere ha di vero

di suo.

INCISIONI

Gocce che scolpiscono la roccia,

acqua, uno scalpellino inesorabile,

incide solchi nel terreno.


Ricordi, scalpellini inesorabili,

incidono nel tempo e nella memoria,

solchi di fluitante rimpianto.


Sorrisi sparsi nell’orizzonte,

segnato da nuvole bianche,

incisioni che lasciano speranza.


Inchiostro su foglio bianco,

incisioni pensieri lontani,

vicini alla mente

dell’essere vivo.


Lacrime solcano il viso,

incisioni dell’anima,

tormenti che chiudono

il dolore in un guscio.


Esperienze che incidono,

la vita mostrando ogni volta

un volto nuovo.

DANZANO LE ANIME

La sera cala silenziosa incurante,

della continua corsa della gente.

Stelle punti luminosi che mantono

di luce soave.


Una melodia celeste risuona,

fra stelle e pianeti,

due anime si rincorrono nella

speranza di sfiorarsi

come,

in quella notte d’estate

dove,

bastò uno sguardo per innamorarsi.


Il valzer

un volteggio di luce.

Ma il tango struggente,

appassionato e sensuale

avvicina e treman

le anime nella danza.



Nasce da una rosa,

la creatura del tempo,

i suoi piedi fasciati di seta

sfiorano l’acqua

cerchi infiniti

in uno spazio bluastro,

e pianeti dai nomi sconosciuti,

fan capolino ad ammirar danzatrice

del tempo infinito.


Le anime respirano amore,

mentre tutto tace

nella notte d’estate.

VECCHI LAMPIONI

Nuvole striate di blu si colorano di rosa.

Il vento soffia accarezza le vie.

I fogli di giornale si separano,

sparpagliandosi e ricorrendo

una foglia morta ormai priva di sogni.


La notte cala e il vecchio lampione s’accende,

la sua fiammella tremante

suggestiona il tempo

imprigionando vecchi ricordi,

la via riecheggia di vecchi passi

di sussurri appena pronunciati

da labbra socchiuse.


Un uomo avvolto in un vecchio cappotto,

passeggia nella via silenziosa,

si toglie il capello a cilindro

e fa un inchino

a una fanciulla avvolta da una mantella.


Il vecchio lampione fa brillare

la luce della sua fiamma

mentre il tempo gioca

con il presente

e con il passato

di una vita

parallela

dei sogni perduti.


VITA

Foglio bianco,

che imprigiona pensieri,

si tuffa l’anima in mare,

gabbiano sorvola planando.


Vita che seduce,

con incantesimi d’amore,

melodie che avvolgono.


Vita che nella notte silente,

si rispecchia nella luna,

acque placide del lago.


Signora dallo sguardo magico,

incanta questa vita,

lascia che essa ti seduca

lascia che il tempo

imprigiona il battito

delle ali di una farfalla,

lascia che il tempo

imprigiona il canto

dell’usignolo.


Vita seduci,

quest’anima

errante

con le tue magie,

vita seduci

il foglio bianco

coloralo d’azzurro

del cielo e del mare.


Vita,

seducimi

incatrami

con le tue meraviglie.

URLO

Un urlo nella notte

rompe il silenzio

il grido dell’angoscia

spazza via certezze

illusioni dell’anima.


Urla infrange

fremiti senza tempo

lacerante nel grido

che spacca l’anima

di chi ascolta

di chi urla.


Urla

selvagge

nella giungla

delle emozioni

mentre un fuoco brucia

l’anima che anela la pace.


PETALI DI ROSA

Sera d’estate,

l’ebbrezza leggera

fa sussurrar le rose.

Timide e gioiose

cantano liete strofe

d’amor alle stelle.


Alito di vento,

strappa delicati petali

di rose facendone

tappeto per la soave creatura.


Immagine rinchiusa

nel cuore innamorato,

le barriere s’infrangono

sulle certezze del cuore.


Petali di rosa si posano

su labbra rosso ciliegio

bacio senza tempo

e senza barriere.


SIGNORA DEL TEMPO

Ho camminato tra lo spazio e il tempo,

lasciando la mente libera da pensieri,

frugando tra mondi che non ci sono

ma che nella mia immaginazione

si formano e vivono

di una luce intensa.


Un uomo che non conoscevo

mi disse:

"Prendi la mia mano e ti

mostrerò l'universo e

i mondi che tu desideri

conoscere"


Non ero pronta e

non presi la mano,

il tempo giocò con noi

fino a farci incontrare di nuovo.

La mia mano fu chiusa nella sua

e l'universo fu mio

signora del tempo


ATTIMI

I nostri incontri,

attimi rubati al tempo.

Sfuggevoli sguardi,

intensi attimi vibranti.

Prigionieri di una promessa,

suggellata da un bacio.

Si fonde quell’attimo,

breve che ci ha visti

fra le braccia,

l’uno,

dell’atra.

Il tempo scorre,

e le nostre vite

corrono in parallelo.

La notte di stelle,

nello sguardo mio

si riflette,

luce di sogni.

Vorrei guardar negli occhi tuoi,

scrutando quell’anima tormentata,

da ciò che vide e che non vorrebbe

aver visto mai.

Vorrei guardar le stelle,

attraverso gli occhi tuoi,

brillerebbero ancor di più,

vorrei vedere i mondi

e i popoli scolpiti

nelle profondità dei tuoi ricordi.

Le strade corrono parallele,

quelle delle nostre esistenze.

Un giorno una curva,

e un'altra ancora,

le unirà in un punto,

ma fino a quel giorno:

i nostri incontri saranno

attimi rubati al tempo.


FRAGRANZE

Fragranze si espandono nell’aria,

sussurra il vento nel far

fremere le giovani foglioline,

si rincorrono i colori con

pioggia di petali colorati.


Melodie che nascono

dall’anima del tempo.

Bruciano le passioni

rinchiuse nel cuore

di chi viaggia sulle ali

tremanti di una farfalla.


Dai deserti rossi

nasce un fiore,

rosa di pietra

dono di impavidi guerrieri

per fanciulle temerarie.

I sogni dell’alba

si dissolvono alla luce

dell’amore vibrante

legge unica dell’universo.


BOCCIOLI RECISI

Piccoli fiori candidi nascono,

crescono nell'amore

nella sicurezza di chi li ama.


Con sguardo innocente

osservano il volo di una farfalla,

il fioccare della neve,

lo sbocciare di un fiore.


Boccioli anche loro,

pronti ad diventare

meravigliosi gigli

a diventare splendide DONNE,

ma come i profumati fiori

vengono recisi da forbici,

quelle piccole giovani donne

incontrano una mano sconosciuta

o forse con fiducia vanno incontro

a chi dice di amarle,

ma le forbici tagliano-

recidono...

e i boccioli cadono

a faccia in giù,

in un pozzo,

su un terreno secco.

Boccioli strappati.


DIMENSIONE

Sogno,

sogno di essere

nel mio letto

e sogno…

irrequieto e il mio dormire,

galleggio fra sogno e realtà

il tempo si dilata

dimensione eterna.


Lenta cade la neve,

passi lenti

impronte cancellate dal tempo,

ma ancora visibili nella memoria.


Rimasta ferma la recinzione,

rinchiude il campo innevato

ormai i volti scomparsi non guardano

più attraverso il reticolato

con sogni di libertà.


Rimasta ferma la recinzione,

rinchiude il campo innevato

soffia il vento volti trasparenti

guardano ancora attraverso il reticolato

come fantasmi imprigionati

tra due mondi non liberi di trovare pace.


Soffia il vento,

trasporta voci lontane

che si mescolano ancora

a chi cerca una libertà perduta.


Capannoni vuoti,

con brande prive di sogni

straccio rigato,

copriva un corpo

no ossa da incenerire.


Camini che ormai non fumano più,

ma che se osservi un fumo nero si leva lento,

cenere che cade,

cenere che si solleva

trasportata da vento,

che ancora non si posa.


Tormento di un popolo,

che non conosce pace,

perché l’odio solleva

il suo grido nella morte

del mite, nella morte

del fratello ucciso dal fratello.


Sogno,

sogno di essere

nel mio letto

e sogno….

irrequieto e il mio dormire,

galleggio fra sogno e realtà

il tempo si dilata

dimensione eterna.


NEBBIE


Nel mese di gennaio,

trascorso per metà, veloce,

nebbie avvolgono il giorno.

Il paese si risveglia

logoro di un lavoro

quotidiano di albe nascoste,

colori assopiti.

Arcobaleni nascosti da nebbie,

catturano il tempo,

che scorre sul fiume

d’un era passata.

Nebbie che custodisco,

segreti tra respiri

silenziosi, di rami,

sospinti nel cielo grigio.

Nell’ere trascorse

essi hanno graffiato

e graffieranno ancora

le nebbie leggere.


TI HO…..IMMAGINATO


Ho immaginato i tuoi occhi,

azzurri come i miei,

ho immaginato i tuoi occhi,

neri come quelli di tuo padre.


Ho…

immaginato i tuoi capelli,

biondo rame come i miei,

ho immaginato i tuoi capelli,

neri come quelli di tuo padre.


Ho…

immaginato il tuo visino,

le tue manine i tuoi piedini.


Ti ho…

immaginato fra le mie braccia,

ti ho immaginato mentre crescevi,

negli occhi la meraviglia per ciò che ti circonda.


Ti ho…

immaginato seduta sulle mie ginocchia,

mentre ascoltavi le fiabe che ti raccontavo,

ti ho immaginato mentre correvi a piedi nudi

sui prati fioriti, sulle sabbie dorate.


Ti ho…

immaginato diventare

prima fanciulla poi donna,

sempre più sicura sempre più

forte e consapevole di ciò

che sei di ciò che vuoi


Immaginando te,

ho rivisto me stessa.


Ti ho…

immaginato

SOGNI SOSPESI

Sono scesa giù

per scale fatte di giorni.

Ho lasciato le strade conosciute

per arrivare in cima alla montagna

e da li ho guardato il tempo che passa

lasciando sospesi sogni antichi

senza raggiungere mai

l'oblio che cerco

senza posa.

Viaggiando con la mente

restando ferma

ad ascoltare ogni lamento

che sale dall'anima del mondo.


FRA LE PAGINE DEL CUORE

Addormentata fra le pagine del tuo cuore,

sognando cieli azzurri,

oceani dalle acque profonde,

universi infiniti

risvegliandomi fra le pagine della mia anima.


Addormentata fra le pagine del tuo cuore,

lasciandomi senza paracadute,

librarsi con pensieri d'amore

fra nuvole bianche profumate.


Addormentata fra le pagine del tuo cuore,

correndo a piedi nudi sui prati fioriti,

nella mano richiudiamo due cuori uniti dai desideri comuni.


Addormentati fra le pagine del cuore,

risvegliandoci fra le pagine dell'anima nostra.

POESIA

Poesia come nasci nella mia mente?

Lo sguardo si posa su un fiore,

la sua bellezza m’incanta,

non so dipingere con i pennelli,

le parole s’affollano e gridano

uscire vogliono per descrivere

quella bellezza.

Poesia come nasci nella mia mente?

Persone care mi stanno vicino,

emozioni d’amore di figlia di moglie

che non so dire con la voce,

ma con la voce dell’anima so dire ti amo

su questo foglio bianco.

Poesia non so come nasci nella mia mente,

ma sei parte di me una goccia dell’anima mia.


INCONTRO CON CATULLO

Nuvole bianche in un cielo grigio azzurro

si mescolano a grigio verde dell’acque del lago.

Antiche mura, vestigia di una antica villa,

Roma conquistatrice la costruita,

un poeta un filosofo vi ha abitato.

Sentieri ghiaiati che scricchiolano sotto

ai piedi dei mille turisti,

guide che spiegano ciò che stato,

macchina fotografica pronta

a imprigionare quelle antiche pietre,

un soffio di vento e una voce sussurra:

“io ho vissuto qui,

ho scritto dolci poesie d’amore

per la mia amata Lesbia.

Ma ora guarda come era bella

la mia casa”.

Come per magia le mura cadute

si ergono maestose, la grande terrazza panoramica,

su un lago incantatore,

i portici che correvano ai lati della casa,

i mosaici, ma il viaggio nel tempo si ferma

l’ingresso della villa e davanti a me,

il vocio dei turisti hanno il sopravento

sulla mia immaginazione.

Mi giro ancora un istante verso

quelle antiche mura,

l’immagine di Catullo scompare

mentre un ultima folata di vento

mi sussurra “Leggi le mie poesie”.

Poi tutto scompare, rimane solo,

le grida di qualche ragazzo,

il rumore delle onde del lago

che infrangono sulla pietra.

mercoledì 18 gennaio 2012

GHIACCIO

GHIACCIO




Respiro ghiaccio della notte,

mentre il grigio giorno nasce.

Alberi spettrali con lamine pendenti

ergono nella nebulosa nebbia.

Una bandiera sventola

a mezz’asta tremante

recando omaggio

ai caduti di guerre

senza senso.

Riecheggia il passo

scandito dal batter piede

su un terreno di ghiaccio.

Le voci si mescolano tra…

Passato, presente, futuro

e le antiche orde

viaggiano lungo

la linea del tempo

incontrando nuove schiere.

Nella bruna urla silenti

vagano incerte

se farsi udire da mortal orecchio

o lasciar che solo l’udito divino

ascolti la loro antica canzon

di morte e sangue.

Il ghiaccio per una stagione

Imprigiona dimentico

di ciò che è stato

di ciò che è

di ciò che sarà.

18/01/12

MARZIA ORNOFOLI

sabato 14 gennaio 2012

LUNA

Luna incipriata ancora mostri volto,


mentre l’amante tuo sorge illuminando

le albe dei tempi.

I pugnali di ghiaccio si sciolgono,

nelle trasparenze cristalline.

Tu rinasci dal fuoco come

la fenice che risorge dalle sue ceneri.

Ai visto albe e tramonti sfiorare stelle pianeti

mentre il cuore in tumulto batte

allo schiocco di un bacio ardente.

Rondini di mare si rincorrono nelle ombre

degli stagni…

specchi d’acqua trasparenti

dove il loto si culla.

La luna si specchia

La sua cipria si espande nel sole

creando scia d’argento

nel canto d’amore lontano.

giovedì 5 gennaio 2012

LA BEFANA

NONNA BEFFA “LA BEFANA C’era una volta… All’imitar del bosco incantato, una casetta bianca, dal tetto rosso e finestrelle colorate, era circondata da uno steccato a forma di cuore. In quella casetta viveva una nonnina assai simpatica, il suo nome era Beffa. Beffa era amata dagli abitanti del suo villaggio, i bambini andavano da li per ascoltare favole e fiabe cariche di magie, mangiare deliziosi dolcetti, gli adulti per ritrovare quella magia d’un tempo, nessuno però sapeva che la nonnina in realtà era la befana, e la sera che consegnava i doni si camuffava da vecchia strega, e così tutti cominciarono a dire, “Ecco arriva la befana con le scarpe tutte rotte”, e lei si divertiva un mondo. Nessuno sapeva che nonna Beffa aveva un amico speciale che la veniva a trovare una volta all’anno, questo amico si chiamava “Santa Claus”. Santa Claus chiamato da tutti Babbo Natale, andava dalla sua amica per consegnarle una parte dei doni da consegnare ai bambini, per la fine dell’anno, inoltre le consegnava un lista con i nomi dei bambini a cui consegnare il carbone.Un anno però subito dopo la visita di Claus, nonna Beffa scivolo e batté la testa e perse la memoria, il tempo passo e i doni che la magica nonnina doveva consegnare non furono mai consegnati, e passo così, un intero anno, e quando Santa Claus torno, nonna Beffa non gli aprì la porta. Col passare del tempo i bambini cominciarono a dimenticare la magica nonnina che passava di notte con le scarpe tutte rotte. Beffa non capiva perché avesse la casa piena di pacchi e pacchettini, di dolcetti e carbone, inoltre non capiva perché la sua scopa si agitava, verso la fine dell’anno. Passo un altro anno e un altro ancora, Beffa saltò ancora il suo giro, la sua scopa s’arrabbiò e le disse: “Insomma Beffa vuoi che tutti si dimenticano di noi?”. Beffa quando sentì la sua scopa parlare si spaventò e così svenne, nel cadere batté la testa, in questo modo quando riprese i sensi ricordava tutto, si cambiò in fretta e cominciò a distribuire i doni, ma non era la fine dell’anno, ma il 6 gennaio, l’adorabile nonnina decise che quella sarebbe stata la data del giorno che avrebbe consegnato i regali e ai bambini, e quella ricorrenza si sarebbe chiama l’epifania. 06/01/11 MARZIA ORNOFOLI

lunedì 2 gennaio 2012

BOLLETTINO DI GUERRA (editoriale 02/01/2012)

E' mezza notte il nuovo anno è cominciato FESTEGGIAMOOO. Icielo s'illumina a festa, di mille colori si tinge, brindisi baci musica e balli. Notte infuocata che si proietta fine all'alba, poi cala il silenzio, il sole sorge ul primo giorno dell'anno. pe prime ore sono silenziose, le grida di gioia, i brindisi sono finiti. Ormai la mattina è passata e la gente si muove e scopre l'atra faccia della notte appena passata. Oggetti di propieta pubblica bruciati, rotti per chissà quale divertimento,ma non è questo la cosa peggiore. E' ciò che il telegiornale comincia ad elencare, una casa saltata in aria perché il suo propietario teneva nell'appartamento un'arsenale in fuochi d'artifici in legali, nessuna vittima, perché nella palazzina era vuota poiché erano tutti a festeggiare. Poi ecco la tragiedia, una bambina in fin di vita, un ragazzo ha perso un braccio un occhio, altre due persone sono morte per proiettili vaganti, e in fine feriti a volontà. questo è quanto è accaduto, e a questo punto sorge una domanda spontanea: ma non si doveva festeggiare un inizio? Non si doveva gioire nella speranza di un anno sereno felice e prospero? Ascoltando il telegiornale sembra di assistere a un bollettino di guerra, certamente non di una guerra fatta da popoli contro altri popoli, ma di una guerra più suddola, una guerra che gente semplice che vuol desiderare una vita migliore, che la butta via in nome di un allegria forzata. Tutti abbiamo il diritto di festeggiare e di sperare in un futuro migliore, ma senza dover sentire ogni anno un bollettino di guerra su cosa è successo nella notte di fine e inizio anno. Speriamo che quest'altranno non sentiremo più di morti, di bambini in fin vi vita e di feriti che resteranno mutilati per sempre.Mi auguro che il prossimo anno di sentire solo come gli italiani hanno festeggiato con questo augurio rinnovo il mio augurio di un anno felice.

domenica 1 gennaio 2012

BU0N ANNO 2012

BUON ANNO L'anno vecchio è ormai giunto alla fine, stanco respira piano, sa che ha ancora poche ore, ripensa ha ciò che a visto tragedie e gioie che lo hammo attraversato. La gente ringrazia o maledice i giorni che lo hanno composto, ma in comune han lo stesso pensiero, addio vecchio anno benvenuto nuovo anno, nella speranza che tu ci porta pace, serenità, amore, salute e gioia e tutto ciò che il cuore desidera. Cari amici un altro anno è passato vi auguro un felicie inizio, ma soprattutto che l'anno che verà vi dia davvero ciò che desiderate di più MARZIA ORNOFOLI 31/12/2011